Cos'è il formato STL?

credit: 3D Printing creative

 

Per usare una stampante 3D bisogna per prima cosa progettare e disegnare la parte voluta con un software CAD o di modellazione tridimensionale. Questo, per poter essere letto dai software per la messa in macchina, dovrà, nella maggior parte dei casi essere convertito in formato .stl. La sigla STL è interpretabile in vari modi, Solid-To-Layers o Standard Triangulation Language. Serve per tradurre le informazioni del CAD in un modello chiamato SHELL (a conchiglia), approssimando cioè tutte le superfici in triangoli che ne seguono il profilo. Ovviamente questa conversione genera degli errori. Un esempio di errore è il cosiddetto errore di sfaccettamento, dove le superfici 3D molto complesse e particolari perdono di qualità nel passaggio a guscio 2D: l’errore generato da questa differenza si chiama errore cordale (brevemente ec).

Per diminuire questo effetto nelle parti molto complesse o particolarmente curvilinee, le superfici vengono descritte da un numero maggiore di triangoli, e di dimensioni più piccole. Nell’immagine per esempio si può vedere come l’.stl (rosso) descrive un cerchio generato dal CAD (nero): a sinistra è il caso con pochi triangoli, in cui l’errore cordale è molto importante, e infatti il risultato è molto diverso dalla forma originale. A destra invece, aumentando il numero di triangoli e diminuendone la posizione, si riesce a diminuire l’errore in maniera considerevole: più triangoli ci sono, più l’errore è trascurabile.

Altri errori possibili sono triangoli che si sovrappongono o che, non unendosi, lasciano dei vuoti. Questi errori vengono il più delle volte recepiti e corretti dal software: se così non fosse, tocca all’operatore individuarli e correggerli.

Il file .stl alla fine generato contiene tutte le informazioni relative al guscio formato: in particolare, per ogni triangolo, vengono indicate le coordinate dei tre nodi A, B e C verso e direzione della normale al triangolo.

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